di Mark Millar (testi), Brian Hitch (disegni)
Marvel Comics [USA] - Panini Comics / Marvel Italia [Ita]

Era la serie più attesa negli ultimi mesi in casa Marvel, la più chiacchierata in rete da quando qualche mese fa ne era stato dato l'annuncio: The Ultimates finalmente vede luce.

L'attesa spasmodica per questa nuova testata era più che giustificata, visti i nomi degli autori coinvolti nel progetto: Mark Millar e Brian Hitch.

I due talenti sono schizzati in testa a tutte le classifiche di gradimento del pubblico dopo lo splendido lavoro svolto su "The Authority", fumetto ormai divenuto un punto di riferimento per tutte le testate con supergruppi come protagonisti.

L'unico neo forse è la scelta (permettetemi un eufemismo) poco felice del nome di quelli che a tutti gli effetti sono gli Ultimate Avengers. Ma di fronte a un prodotto che sulla carta ha tutte le qualità per diventare uno fra i più venduti del mercato fumettistico americano non è certo questo piccolo particolare a far scemare l'attesa per la quarta serie dell'universo Ultimate.

La trama del primo numero ruota intorno a Capitan America e alla sua ultima missione durante la seconda guerra mondiale per fermare un diabolico piano di Hitler che se venisse portato a termine capovolgerebbe le sorti della guerra.

La storia sembra riprendere lo sbarco in Normandia, cosi' come ce l'aveva brutalmente mostrato Steven Spielberg in "Salvate il soldato Ryan"; la cosa è fatta volutamente, visto che Millar ci infila anche un simpatico "omaggio" al film.

I dialoghi perfetti e dosati fra i militari coinvolti nella missione e Cap si sposano perfettamente con le spettacolari tavole di Hitch che, dopo aver dato prova della sua bravura anche sul supergruppo di punta di casa DC (la Justice League of America), continua a stupire per l'incredibile padronanza che ha oramai raggiunto dai lontani tempi in cui era "solo" un epigono di Alan Davis (fra l'altro si vociferava che la scelta di quest'ultimo di abbandonare "Avengers" dopo soli 6 numeri, fosse proprio per evitare il confronto diretto con "l'allievo" Hitch).

Attualmente in circolazione non ci sono molti disegnatori che a una grande cura dei dettagli riescano a coniugare un tale epos nella costruzione della tavola e nella splendida resa plastica dei personaggi, ma Hitch è certamente uno di questi.

La ciliegina sulla torta sarebbero state le ottime chine di Paul Neary, fido inchiostratore di Hitch, ma il buon Andrew Currie non lo fa rimpiangere più di tanto. Lo stesso dicasi per Paul Mounts, uno dei pionieri della colorazione al computer. Insomma uno dei più bei numeri 1 da anni a questa parte.

Compratelo assolutamente in inglese o nella futura versione italiana e non avrete di che pentirvene! (se poi per qualche strana ragione vi fa schifo, potete minacciarmi via e-mail quando volete).

recensione di Domenico "Snow" Viola

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